LA LAPIDE C'É . . . , ORA UN PÓ DI STORIA !

Si é dovuto aspettare ben 84 anni prima che qualcuno si ricordasse di quel funesto giorno: 10 Dicembre 1920. Vogliamo ringraziare tutte quelle persone ed istituzioni che con il loro  impegno e volontá hanno contribuito a dare il meritato riconoscimento a quelle povere 11 vittime.11 persone che persero la vita durante una manifestazione, organizzata nel tentativo di ottenere migliori condizioni di lavoro, in localitá Colle San Lorenzo. Certo che una cosí nobile riconoscenza , andava resa nota molti anni prima non per questo non deve essere lodata l' Amministrazione del Comune di Fara Sabina, per l'affissione della lapide in onore.

Utilizzando una ricerca strettamente storica, gentilmente fornitami dal sig. Silvestri Angelo unitamente ad una pubblicazione ad opera dei sig.ri  Emolo CECCARELLI e Giovanni FRANZONI del 2004, cercheró di riassumere i fatti successi quel 10 Dicembre 1920.

 

- La storia in breve

Per capire un pó meglio il perché di quella tragedia, si deve descrivere lo scenario che dal  1919 al 1921 circondava la vita giornaliera degli abitanti della Bassa Sabina e dintorni. Denominato biennio rosso, questo periodo era carico di tenzioni sociali e rivendicazioni salariali. A tutto questo si aggiungeva il problema dato dall'impiego di mano d'opera piú economica stagionale costituita da  braccianti e montagnole che provenivano dall' Alto Lazio. Questo impiego dava ai grossi proprietari terrieri il preteso di calmierare i salari.Inoltre a Canneto era giá attiva una Camera del Lavoro di cui ne facevano parte tra gli altri: Massari Ferdinando, Onori Luigi, Tassi Francesco, Ceccarelli Alessandro. Di Giulio Luigi,Tranquilli Gioacchino e Reali Angelo. Si era andata pure costituendo una lega che aveva giá occupato circa 100 ettari di terra. Nei giorni antecedenti il fatto, c'erano poi stati  dei piccoli tafferugli e si erano tenuti comizi con lo scopo di convincere i lavoratori a sospendere il lavoro, si ha notizia certa che il 6 di Dicembre, i leghisti proclamarono lo sciopero e cominciarono ad andare per i campi cercando di convincere gli altri a fare lo stesso.( in un rapporto del Prefetto di Perugia si legge che costoro ricorrevano se necessario ad usare maniere violente ).Tutti questi eventi avevano consolidato presso le Istituzioni la convinzione che si era sull'orlo di una rivolta popolare di ben piú grandi dimensioni ed é per questo motivo che furono inviati a Fara Sabina circa 30 Carabinieri di rinforzo allo scopo di controllare l'ordine pubblico. ( non si sa quanti di questi furoni impegnati nell'azioe del 10 Dicembre 1920, forse 20)

il luogo dell 'eccidio - contrada Lupi

il 10 dicembre 1920

Un corteo proveniente da Coltodino dopo aver fatto sosta a Canneto per dar modo a gli altri manifestanti provenienti anche da Montegrottone di unirsi a loro, si mosse in direzione della tenuta Pacieri. Rimarchevole é il fatto che inizialmente in testa al corteo c'erano in maggioranza donne e montagnole. Giunti i manifestanti presso l'abitazione dei Pacieri, dopo aver chiesto il permesso di passare, cosa che fu accordata, si diressero successivamente in direzione della tenuta dei Lupi.Si ha notizia certa che il comm. Pacieri esortó le proprie montagnole ad unirsi al corteo, probabilmente dopo aver contatato la non violenza dei manifestati stessi.

Arrivati in localitá San Lorenzo, proprio alla fine di una strettoia, si videro bloccare la strada dai Carabinieri al comando del Tenente CAVALIERI Onofrio. Questo intimó al corteo di sciogliersi ed a questo punto le testimonianze diventano molteplici e confuse. C'é infatti quella fornita dai Carabinieri che parla di un rifiuto a disperdersi con lancio di oggetti e colpi di arma da fuoco nella loro direzione di riflesso la loro legittima reazione e c'é quella di alcuni partecipanti che parla di un breve colloquio con i dimostranti che erano alla guida del corteo e subito dopo apertura del fuoco da parte dei Carabinieri sulla folla;  c'é pure una versione data dal sig. Aurelio Lazzari , nipote di Francesco Lazzari morto per primo negli scontri. Il Lazzari racconta che una volta bloccato il corteo, il Tenente Cavalieri domandó chi fosse Francesco ( si riferiva a un certo Francesco Tassi soprannominato Barabba ) sono io rispose il Lazzari ed allora il tenente lo freddó con la rivoltella mentre un altro carabiniere lo finiva con la baionetta. Questa versione fu sostenuta successivamente anche in Parlamento dall'On. Sbaraglini. Su una cosa possiamo essere oggi unanimi e cioé che rimasero uccise 11 persone e solo da parte dei dimostranti: uno di questi risulterebbe addirittura ucciso alle spalle! Mentre la stampa si divideva sulle responsabilitá, in Parlamento il 16 Dicembre 1920 fu presentata un'interrogazione al presidente del Consiglio da parte dei deputati Sbaraglini, Volpi, Farini, Fora e Leopardi, questa portó delle risposte non del tutto esaudienti.

- i processi

Il primo e forse l'unico processo svoltosi seriamente e senza pressioni, fu quello presso la Corte D'Appello di Perugia. Il 12 Maggio 1922, la sezione d'accusa della stessa Corte rinvió a giudizio il Tenente Cavalieri, l'appuntato Ruggeri con l 'accusa di omicidio e lesioni volontarie e ne ordinó l'arresto immediato.Dietro forti pressioni da parte del Comando dei Carabinieri della Legione di Ancona, il Ministro della Giustizia, consiglia il 3 Luglio 1922 una scappatoia per prevenire la conferma della sentenza da parte della Corte di Assise di Rieti e cioé quella di far ricorso in Cassazione. La corte di Cassazione accolse il ricorso dichiarandosi incompetente in quanto trattavasi di militare e con sentenza del 17 Novembre 1922 rimise i due imputati al Tribunale Speciale Permanente di Roma che con sentenza del 31 Marzo 1923 assolse il tenente Cavalieri per non " aver commesso il fatto "ed l'appuntato Ruggeri per "inesistenza di reato".

 di Emolo Ceccarelli e Giovanni Franzoni

A titolo di risarcimento per le spese sostenute il Tenente Cavalieri ricevette nel 1925 una somma pari a L. 5000 mentre il Ruggeri ebbe un compenso di L. 1100. La somma di L. 4000 proposta dal Sottoprefetto a titolo di risarcimento colletivo da ripartire fra le vittime dell'eccidio non venne riconosciuta.

                                                                                           Danilo Filippo Tittoni - 2005